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La sfida ambientale si vincerà innovando

Ogni provincia del nostro Paese ha le sue cronache dei dissesti annunciati. Eventi che si manifestano con puntualità e che, con regolarità generano disastrosi effetti in città, campagne, mari o monti. Novembre è il mese dei fenomeni legati all’acqua, esondazioni, inondazioni, tracimazioni, tutti termini che abbiamo imparato leggendo cronache giornalistiche relative a vicende che lasciano sempre con l’amaro in bocca e un senso misto di rabbia e rassegnazione. Nei visi dei veneziani che ramazzano per giorni e giorni un’acqua che sale il mattino e scende la sera per poi risalire alle prime ore del giorno successivo, riconosciamo i tratti dei loro fratelli maggiori, dei loro genitori e, in alcuni casi dei loro nonni. Li abbiamo già visti, gli stessi movimenti, la stessa fatica e, oggi come allora, ci poniamo domande sullo <<spazzare il mare>>.

Oggi parliamo dei disastri autunnali, ma presto potremmo raccontare di incendi, di frane, di valanghe, di mareggiate, di spiagge erose dal mare o degli squilibri generati da varie violenze che la natura subisce con sistematicità in varie forme.

Fonte: Giornale di Brescia
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